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Quali sono i veri dubbi di Nadal?

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Nadal starà fermo con tutta probabilità almeno fino ad Acapulco. Ma non sarà che dietro a tutto ci sia una grossa mancanza di fiducia?

Bene. Nadal ha saltato anche Doha e non parteciperà nemmeno agli Australian Open. Recentemente è stato reso ufficiale anche questo nuovo passo della telenovela. Non voglio stare qui a rivangare tutti i vari rinvii e tutte le dichiarazioni finte, vere, possibili, probabili, credibili, inventate, provate, sentite, registrate degli ultimi mesi. Al di là dell’infortunio o dei problemi cronici al ginocchio, la questione Nadal secondo me sta diventando qualcosa di psicologico, non solo nelle teste dei tifosi o degli osservatori ma nella mente forse del giocatore stesso e di chi gli sta intorno. Il perché non è dato saperlo ovviamente, in quanto non è che si possa prendere Dennis Quaid e miniaturizzarlo nel cranio di Raffaele. Restano tante ipotesi, e io ne tiro fuori una.

Senza stare a elencare quante volte Nadal negli ultimi mesi abbia proclamato il suo ritorno sui campi e il miglioramento del suo ginocchietto, salvo poi annunciare un nuovo ritiro dalle scene, vedendo i tempi di “recupero” allungarsi sempre di più, quello che viene da pensare al povero giornalista è se quello che blocchi il tennista non sia tanto la paura di una ricaduta quanto la paura di non essere più lo stesso giocatore di prima.

Si è parlato di una gastro-interite, che ovviamente (per una volta sono d’accordo) avrebbe rallentato la preparazione in vista dei tornei del 2013. Quello che dà da pensare è il fatto che per una gastro-interite si preferisca rinunciare addirittura a uno slam, data l’impossibilità di presentarsi al top. Scelta rispettabile, anche se magari non condivisibile. Cosa può voler dire tutto questo? Prima di tutto che ormai Nadal giocherà solo ed esclusivamente se al 100% (bene, bravo, 7+, si era intuito già nel 2009 a Wimbledon) ma soprattutto che basterà una semplice influenza a farlo pendere per un ritiro?

Da più fonti si sente dire di un Nadal che fa di tutto per accelerare i tempi per rientrare il prima possibile, salvo poi fermarsi alla prima avvisaglia di rischio. Per carità, tutelarsi è giusto, visto anche il modo in cui con il proprio gioco si è devastato le articolazioni: ma vista l’ipocondria cronica del soggetto, questo qui se appena va in bicicletta e canterellando a bocca aperta becca un moscerino in gola si fa ricoverare al CTO di Careggi a Firenze per dislocazione della trachea….

Quella che secondo me è la cosa più difficile da accettare per Nadal (e qui vado nella purissima ipotesi, chiaramente) è il rischio di non riuscire a essere più al 100%, o di non riuscire a poter esprimere il suo gioco. Altrimenti tutti questi rinvii alla prima difficoltà non si spiegano. Già nel 2012 al Roland Garros sentivamo parlare di un Nadal al “top dei top Topper”, salvo poi incocciare in Rosol a Wimbledon e vedere che quel 100% non era poi così rotondo.

Storicamente Nadal è sempre stato molto indisposto, dal 2009 in poi, a mettersi in gioco con qualche problemino addosso, preferendo non presentarsi a un evento nel caso non potesse giocare per la vittoria finale. Per certi versi sembra il ragionamento di un bambino un po’ viziato, contrario a quel “l’importante è partecipare” che dovrebbe essere alla base di tutti gli sport. In passato Djokovic ha giocato con le allergie (nonché le intolleranze), Federer con un principio di mononucleosi, Murray con mamma Judy in tribuna. Ognuno, di volta in volta, ha avuto i suoi problemi, mentre Nadal pareva averli sempre, e in molti casi, piuttosto che scendere in campo sapendo di non poter vincere, ha preferito farsi da parte.

Questo rinunciare appena qualcosa, di piccola o media portata (quando qualsiasi altro giocatore giocherebbe comunque uno slam dopo una gastro-interite, specialmente se mancano due settimane agli Australian Open), ti manda a carte e 48 la preparazione viene da pensare che il limite per essere in forma sia un obbiettivo da raggiungere sempre più lontano e palpabile solo se tutte le caselle, i contesti astrali e non astrali e le condizioni vanno tutti al loro posto. Mi pare un percorso che non possa prendere in considerazione il minimo intoppo, in uno sport dove, specialmente dopo così tanti anni di agonismo, gli intoppi sono quasi all’ordine del giorno.

Il tutto connesso alla convinzione e alla fiducia, o mancanza di esse, che può generare questo continuo ritardo di forma e preparazione. Le domande ormai che ci vengono in mente non sono più “Quando Nadal recupererà dall’infortunio?” o “ Quando tornerà a giocare un match?” bensì se seguenti: anche quando Nadal starà bene fisicamente, sarà in grado di forzare? Sarà in grado di esprimere un gioco che non ne metta a repentaglio le sue articolazioni? Sarà in grado, nel caso non possa più essere il Nadal di prima o anche solo quello visto a Parigi nel 2012, di accettare il proprio livello? O semplicemente tenterà di giocare a tutta, correndo come un pazzo come prima, almeno fino al prossimo stop….

Dato che ormai è chiaro che il Nadal che conosciamo vuol giocare solo e sempre al massimo, il rischio maggiore che probabilmente risuona nella mente dei suoi tifosi, e forse anche nella sua, è che piuttosto che giocare semplicemente per giocare lui preferisca non farlo proprio, non vedendo la possibilità di essere nuovamente il vincitore di prima. Cosa anche questa rispettabilissima, del resto.

Davide Bencini

One Response to Quali sono i veri dubbi di Nadal?

  1. steve scrive:

    Hi Davide,

    Your command of language and critical analysis is
    amazing and entertaining.

    Cheers
    Steve

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