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Aussie 2013: buoni e cattivi ottavi di finale

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Rieccoci alla nostra rubrica di bambini bravi e bambini cattivi.

Sugli scudi, a livello maschile, la Francia e la Spagna, che riescono a portare due giocatori a testa nei quarti di finale; dato stupefacente quello francese, accentuato dalla squadra che aveva raggiunto gli ottavi; numero solidificante quello spagnolo, ottenuto malgrado l’assenza di quello che sta ancora a riavvitarsi il ginocchio a Maiorca.

Ottimo Jeremy Chardy che prima elimina Del Potro in 5 set, si distrugge quasi una gamba in doppio e poi liquida il nostro Seppi in 4 per arrivare per la prima volta ai quarti di uno slam.

Grande Wawrinka che offre una prestazione incredibile portando Nole a un passo dalla sconfitta.

Ottimo Federer che continua la sua scalata attraverso il difficile tabellone che si trova davanti, facendolo a tratti anche sembrare semplice.

Plauso alla Stephens, che arriva ai quarti dando sintomi di continuità per il tennis americano, alla ricerca di nuovi talenti.

Il tutto mentre Serena maltratta le proprie avversarie e Maria dà una seria bastonata alle aspirazioni di ritorno di Venus.

Dietro la lavagna finisce…Wawrinka! Perché non puoi non chiamare un challenge su una risposta in quel modo così vicina alla riga al quinto su una palla che potrebbe portarti a servire per il match contro il numero uno del mondo!

Male anche Raonic, dal quale, menomazione al piede o no, ci si aspetta molto di più. Dopo due anni di non miglioramenti più fisici che tecnici, viene da chiedersi se ci sia davvero qualcosa da migliorare, perché a parte il servizio il ragazzone canadese fa vedere davvero ben poco.

Tipsarevic aggiunge un nuovo ritiro alla sua collezione, meglio neanche commentare…

Da Venus non ci si poteva aspettare che vincesse  il torneo, ma prendere una tale stesa dalla Sharapova potrebbe essere il segnale che forse il suo tennis sia finito, relegato a un ruolo da comprimaria che proprio non le si addice.

Davide Bencini

Davide Bencini

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One Response to Aussie 2013: buoni e cattivi ottavi di finale

  1. Simone Milioti scrive:

    Che poi fidarsi di Molina che ti cala la testa, facendoti capire che per lui la palla è fuori, non si può, ragione in più per chiamare il challenge se ne hai ancora uno.

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