6 Nazioni: la Giovine Italia

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Il torneo rugbistico per nazioni più importante dell’emisfero boreale è iniziato e per noi italiani è cominciata la solita e quasi umiliante rincorsa a non ritrovarsi al termine dei cinque match in programma in ultima posizione e senza nessuna vittoria, che significherebbe cucchiaio di legno. Anche se speriamo sia una mentalità che non ci appartiene più.

Negli ultimi anni i progressi sono stati tanti e anche evidenti. Sotto la guida del Ct Brunel molti gli esordienti che hanno via via indossato la maglia azzurra, tanto che finalmente possiamo azzardare che in gruppo finalmente si è abbassata l’età media e si sta cominciando a vedere una certa continuità.

Già al mondiale abbiamo assistito ad una trasformazione con Gori in regia, Campagnaro che via via si affermava come titolare e i soliti Castrogiovanni e Parisse (quest’ultimo anche se solo per un match e non proprio al top della condizione) a fare i leader. Ma questo è uno degli aspetti da correggere. Siamo contenti di avere in squadra questi solisti che trascinano i compagni, ma non possono e non devono assolutamente caricarsi le aspettative di tutti da soli sulle spalle. C’è bisogno che diventiamo sempre più una squadra dove nessuno si senta inferiore a nessuno, ma ognuno fa il suo senza che le sue mancanze ricadano sui compagni.

Altro aspetto migliorato, ma comunque da limare sempre più, è la continuità. In passato c’erano momenti in cui la squadra era assente, ora si riesce a mantenere lo stesso ritmo per tutti gli 80 minuti. I cambi sono di qualità, gli azzurri in campo hanno più testa. Ma c’è da migliorare l’atteggiamento, in particolare la concretezza. Ripensando al match perso contro la Francia dove ad inizio secondo tempo l’incontro era saldamente nelle nostre mani e in quel momento, sul 18-10 in nostro favore, si sarebbe dovuto aggiungere qualche punto in più sul tabellone che era ampiamente alla portata.

L’Italia fortunatamente sta crescendo e non vuole partire sconfitta contro nessun avversario. Domenica alle 15:00 ospiteremo l’Inghilterra all’Olimpico, abbiamo già dimostrato ai francesi a non sottovalutarci, gli inglesi sono avvisati.

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Simone Milioti

Simone Milioti

Vivo a Messina dove ho concluso i miei studi nell'ambito della comunicazione. Il mio primo amore è stato Roger Federer, da lì in poi la mia passione si è allargata a tanti altri sport. Oltre a scrivere (ora dirigere) presso LoSportOnline ho anche collaborato alla nascita di Blog34, piazza virtuale studentesca, di cui vado molto fiero.

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