Anche nel tennis femminile va di moda il vintage

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L’ultima novità in ordine cronologico si chiama Elena Vesnina, viene dalla Russia e alla veneranda età (sportivamente parlando, non sia mai!) di 30 anni ha deciso di regalarsi il primo Premier Mandatory della carriera ed un best ranking di numero 13 che la avvicina pericolosamente alla top 10. Chi segue assiduamente sa che la ragazza è dotata di un tennis spumeggiante ma senza quel fattore X necessario per il salto di qualità, perlomeno in singolare dato che il doppio detiene due titoli Major nel femminile (tutti vinti in coppia con la storica partner Ekaterina Makarova, ndr) ed uno nel misto. Domenica ha trionfato a scapito della connazionale e quasi coetanea Svetlana Kuznetsova, che due Slam invece se li è portati a casa nel singolare.

L’interessante statistica riguardante le finali di Indian Wells è che ancora una volta tutti e quattro i protagonisti superavano la trentina: oltre alle due donzelle, come bel sappiamo, l’atto con cui è calato il sipario sul 1000 californiano ha visto sfidarsi Federer e Wawrinka, non esattamente due giocatori di primo pelo. Già nell’altro evento di spicco del calendario, gli Australian Open, i quattro finalisti erano non solo ultratrentenni, ma soprattutto icone delle rivalità più intense del primo decennio del secolo: le Williams (71 anni in due) e l’indimenticabile binomio Federer/Nadal (per un totale di 65 primavere).

E così la suggestione sembra piano piano assumere i connotati della certezza: il vintage è tornato di moda anche nel tennis. Ma se tra gli uomini il fenomeno sembra tutto sommato più nitido data la prolungata attesa del tanto agognato ricambio generazionale ai vertici, nel femminile il ritorno dello “stagionato” ha rappresentato un fulmine a ciel sereno in un’epoca in cui la Regina di sempre (Serena, e chi senno?) è al momento insidiata maggiormente dalle nuove protagoniste della WTA.

Una delle principali ragioni per le quali i veterani sono ancora dominanti, oltre ai meriti che naturalmente gli vanno riconosciuti, è probabilmente riconducibile ad un diverso approccio generazionale: gli atleti attualmente ultratrentenni nascono in epoche diverse, in cui era maggiormente radicata nella società la convinzione che lavorare duro ogni giorno fosse l’unico modo per guadagnarsi la pagnotta. Sicuramente crescere da genitori che hanno vissuto il Secondo Conflitto Mondiale o l’immediato dopoguerra ha aiutato a costruire persone maggiormente consapevoli di quanto possa essere difficile guadagnarsi da vivere, motivo per il quale ancora oggi in tutti gli sport spiccano innumerevoli atleti africani o dell’Est Europa. Per non parlare del fatto che prima i media ed il denaro che questi producono non avevano lo stesso potere.

Di contro, oggi è molto più facile per i campioncini in erba farsi abbagliare dalle luci dei riflettori e tutto ciò che incarna il concetto di glamour. Le distrazioni sembrano più comuni tra gli uomini, ma sono le donne generalmente ad essere maggiormente coinvolte, spesso e volentieri per la loro bellezza che ne facilità l’ingresso all’interno dello Star System: il caso Kournikova fa scuola, ed in epoca recente come dimenticare l’involuzione di giocatrici come Ivanovic, Wozniacki e Bouchard, tutte giocatrici forti ma soprattutto bellissime e che conosciuto il successo non sono riuscite a gestire la pressione mediatica. Ma se le prime due hanno quantomeno conosciuto la vetta del ranking e la serba ha addirittura vinto il Roland Garros, la canadese non solo non ha ancora raggiunto traguardi importanti tra i professionisti, ma ha addirittura iniziato la discesa dopo un grande anno con una finale a Wimbledon e altre due semifinali Major. Correva l’anno 2014 ed a quel periodo risalgono i migliori risultati di Genie nei quattro appuntamenti di vertice del calendario: da lì l’ascesa come donna immagine della disciplina e di tantissime multinazionali (data la straordinaria bellezza la cosa non sorprende affatto) ma anche l’inizio di una clamorosa parabola discendente culminata un anno e mezzo fa con uno stop forzato per commozione cerebrale provocata da una caduta negli spogliatoi di Flushing Meadows. Ma il tempo è dalla sua e ha già dimostrato di essere al top, può ancora trovare la giusta dimensione.

Tuttavia, nonostante tante potenziali campionesse siano più impegnate davanti agli obbiettivi dei fotografi piuttosto che nei campi del globo, altrettante non si fanno influenzare dal battage mediatico che le circonda e vanno avanti sempre più determinate verso il coronamento dei propri sogni. Una su tutte è naturalmente Angelique Kerber, sicuramente non attraente come quelle di cui sopra né tecnicamente molto talentuosa, ma dotata di passione e dedizione per il tennis tali da farle prendere decisioni anche difficili pur di inseguire il sogno di diventare la migliore; sforzi pienamente ripagati data la vetta della classifica mondiale, i due Slam in bacheca ed un futuro apparentemente roseo nel lungo termine. Scelte molto complicate anche per Simona Halep, che ha deciso addirittura di rinunciare a gran parte del seno per poter muoversi meglio sul rettangolo di gioco, e per sua fortuna è andata bene: ancora mancano le stesse soddisfazioni della Kerber, ma quando metterà definitivamente alle spalle i problemi familiari e gli infortuni la volta buona potrebbe tranquillamente arrivare. E poi c’è Garbine Muguruza, grande lavoratrice come la generalità degli atleti spagnoli, passata da pericolosa mina vagante a certezza.

La sfida generazionale è sicuramente molto aperta ed ancora in fase di evoluzione. Al momento i “vecchi” stanno stravincendo su dei giovani privi di esperienza ed in alcuni casi eccessivamente remissivi ed interessati al massimo risultato con il minimo sforzo. Ma se, per vedere finali così belle e combattute come quella di domenica scorsa ad Indian Wells, abbiamo bisogno di due ragazze sopra i trenta, benvenga il ritorno in auge della vecchia guardia e del tennis in salsa vintage, anche tra le donne.

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Fausto Consolo

Studente di Giurisprudenza a Messina, città che mi ha dato i natali e nella quale sono cresciuto, sin dall'infanzia lo sport diventa una delle mie più grandi passioni. Scrivo di tennis, sport che pratico da sempre, ma adoro anche la pallacanestro e come tutti gli italiani sono cresciuto con il pallone attaccato al piede. Grande tifoso dell'Inter e dell'Orlandina Basket, i miei più grandi idoli sono Javier Zanetti, Gianmarco Pozzecco, Josè Mourinho e Kobe Bryant, ma il vero amore (con buona pace di queste grandi icone dello sport) resta Roger Federer.

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