Intervista a Federica Radicchi: “Il no di Roma 2024? Non so se sconfitta o vittoria”

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Federica Radicchi, romana di nascita, è una pallanuotista italiana classe 1988. Comincia la sua carriera nel Bracciano e nella Roma Nuoto, successivamente si sposta in Sicilia all’Orizzonte Catania dove vince due volte lo Scudetto e due volte la Coppa Italia, nel 2014 si trasferisce a Messina dove tutt’ora gioca per la Waterpolo. Pedina fissa nello scacchiere del Setterosa azzurro ha partecipato ai Giochi brasiliani e proprio sull’esperienza olimpica si sono concentrate le nostre domande.

Ciao Federica, sei stata a Rio, hai vissuto la cerimonia di apertura e forse anche chiusura. Puoi raccontare a noi che abbiamo visto solo le immagini televisive come è stare lì durante le cerimonie?

Quella di Rio è stata la mia seconda Olimpiade, ma è un po’ come se fosse stata la prima. Ogni volta che c’è la Cerimonia di Apertura è quasi un sogno, qualcosa di magico che vivi. Non ti nascondo che dietro le quinte è pesante, in tv si inizia alle otto, noi invece siamo allo stadio già alle tre del pomeriggio. Una stanchezza che però viene poi ripagata dalle emozioni che provi, soprattutto in quest’edizione perché chi se l’aspettava mai di entrare al Maracana con tutte le persone che stanno lì a guardare te. Difficile da descrivere o immaginare se non lo vivi.

“Medaglia italiana più bella sicuramente la mia!”

Invece vivere il villaggio olimpico com’é? Con tanti altri atleti, di tante altre discipline, ci si incontra, ci si parla?

Guarda la parola villaggio descrive perfettamente l’atmosfera che si respira. Tu vai a spasso e puoi incontrare tutti, io per esempio a mensa ho beccato Nadal all’interno della mensa che passeggiava col suo vassoietto come una persona normale. Ho incontrato anche Velasco, uno degli allenatori più forti al mondo con la mentalità più vincente che io conosca, lui addirittura quando noi abbiamo vinto la semifinale si è venuto a complimentare e per noi è stato assurdo. Scene del genere anche a Casa Italia l’ultima sera dopo la finale per l’oro, abbiamo incontrato Yuri Chechi, Antonio Rossi o anche Fiona May che volevano farsi la foto con noi. Dobbiamo abituarci che anche noi adesso siamo nell’ “Olimpo” con la nostra medaglia d’argento.

Sei riuscita ad appassionarti e seguire altre gare di altri sport mentre eri a Rio?

Purtroppo non c’è stato molto tempo, già nel secondo match del girone avevamo l’Australia. Poi al torneo olimpico le partite sono solo sei, eravamo superconcentrate. Non c’era tempo e nemmeno voglia, tale era la concentrazione, di seguire altre gare. Le seguivamo solo dal computer, da lì abbiamo visto l’oro di Paltrinieri per esempio, dal vivo non c’è stato tempo né di guardare altre gare, me neanche di andare in giro.

Meglio vivere la competizione che fare la turista/spettatrice.

Ah si quello assolutamente, se mi domandi se preferivo vedere le altre gare o vedere la città con il Cristo etc ovviamente meglio vivere l’esperienza partecipando alla competizione.

Guardando il percorso del Setterosa alle Olimpiadi si veniva dall’Oro di Atene, poi il sesto posto di Pechino, il settimo di Londra e adesso l’argento. Un risultato comunque positivo per l’Italia.

C’è stato un gruppo in cui le ragazze, Tania Di Mario, Silvia Bosurgi e tutte quelle con cui ho giocato, sono state le regine del mondo. loro sono il Setterosa, che va oltre le Olimpiadi. Dopo c’è stato un periodo di stop, ma abbiamo sempre lavorato, forse non con l’intensità giusta. Se ripenso al quadriennio che dal dopo Londra ci ha portato a Rio sono stati anni molto pesanti dal punto di vista fisico e del lavoro. Forse più che dire pesanti dobbiamo dire intensi.

Il torneo di Federica, calotta numero 5, sei stata quella che ha provato a dare un po’ la scossa nella partita per l’oro segnando le prime due reti contro gli Usa in finale quando eravamo sotto nel punteggio. Come valuti il tuo torneo, l’apporto dato alla squadra, potevi far qualcosa in più?

Il mio torneo secondo me è andato a crescere. L’impatto è stato forte, ma sono andata a migliorare. In finale ero carica, avevamo visto il video delle avversarie e avevo notato che nella mia posizione “lasciavano di più”, nel sette iniziale ci sono ragazze che hanno un tiro più incisivo del mio quindi ci stava che lasciassero più spazio a me. Ero carica, ero pronta, se mi arriva palla e la mia marcatrice arretra un po’ io tiro, e così è stato. Ero abbastanza preparata, l’ho detto anche alle ragazze, “Tania io ho visto il video se succede questa cosa io tiro” e lei “Si si non ti preoccupare, va bene”.

Puoi raccontarci come avete vissuto l’argento? Prima e dopo la finale?

“Non ci sentiamo appagate che siamo arrivate qui, lottiamo per l’oro” queste erano le parole che ci ripetevamo nello spogliatoio prima di entrare in vasca. Tutte le altre erano alla prima finale olimpica, siamo tutte entrate in acqua cariche che volevamo vincere. Poi ha giocato un ruolo importante l’emozione. Prima della partita, nei mesi di preparazione, molto intensi, nel momento in cui l’allenamento era duro e faticavamo di più pensavamo per caricarci di fare come fosse la finale delle olimpiadi, l’abbiamo sempre detto e poi quando ce l’abbiamo fatta pensavamo “ragazze ce l’abbiamo fatta ci siamo arrivate, ora siamo qui” le parole erano diverse da quello che abbiamo dimostrato in acqua.

Adesso Federica che farà finite le Olimpiadi? Si torna alla realtà?

Abbiamo ricominciato il campionato. Successivamente ricominceranno gli incontri, i collegiali, con la Nazionale, ovviamente siamo all’inizio di un nuovo quadriennio. Io ho intenzione di continuare, in più da un mese e mezzo alleno e le ragazze che alleno mi danno molte soddisfazioni. L’intenzione di andare a Tokyo c’è, però da qui a 4 anni le cose cambiano e comunque c’è da ottenere la qualificazione e si passa per un mondiale ed un europeo. C’è anche voglia di battere gli Stati Uniti, il punteggio della finale 12-5 non è veritiero, noi d’altronde siamo state le uniche che le hanno battute in una competizione ufficiale, nel girone del mondiale di Kazan alla seconda partita, sono più forti ma noi non siamo quelle che abbiamo dimostrato di essere nell’ultima partita. Il prossimo appuntamento internazionale è il mondiale e non l’europeo quindi potrebbe già esserci la possibilità di rincontrarle.

Un commento sui colleghi maschietti, i ragazzi di Sandro Campagna ogni volta devono affrontare le corazzate dell’Ex Jugoslavia (Serbia, Croazia e Montenegro).

Si loro sono stati bravi, tutti molto più giovani. Campagna ha preso decisioni importanti e i ragazzi hanno risposto bene. Anche con loro ci siamo visti pochissimo, orari e allenamenti frenetici non ci hanno permesso di incontrarci quasi mai, avevamo magari allenamento di mattina alle 8 e poi alle 15, i primi giorni aggiungici anche il fuso orario non ci rendevamo neanche conto se ci portavano dal villaggio alla piscina o viceversa.

“Uno sport in tv cresce e diventa popolare, in Italia passa solo il calcio!”

Sei stata alla cerimonia di riconsegna della bandiera a Roma, che ha chiuso la parentesi olimpica. Quindi vorrei chiederti che impressione hai degli sport olimpici al di fuori delle olimpiadi in Italia. Sembriamo troppo presi dal calcio e gli altri sport li vediamo solo ogni 4 anni.

Esatto, se tu chiedi dei Giochi qualcuno si è già scordato. Purtroppo oltre il calcio e il nuoto tutti gli altri sono considerati sport di Serie B. Forse anche io alcune discipline non le seguo tantissimo.

Pensi ci sia un modo per incentivarle? Magari il CONI o le Federazioni specifiche possano lavorarci su?

C’è da dire prima di tutto che sono sport in cui c’è gente dietro che ci lavora tanto e si impegna, noi non li conosciamo bene ma gli atleti che arrivano alle Olimpiadi hanno tutti in comune il sacrificio e il lavoro duro altrimenti non raggiungono il traguardo. Un modo per incentivare e far avere maggiore visibilità è l’aiuto della televisione. Per farti un esempio la Rai lo scorso anno ha trasmesso qualche partita nostra, per dare numeri a casaccio se prima dell’Olimpiade ne hanno trasmesse 10 e dopo ne trasmetteranno 5 è tutto grasso che cola, ma non aiuta. Purtroppo se guardi lo sport alla TV questo cresce e diventa popolare, se invece in tv passa solo il calcio non aiuta e non si lavora nella stessa direzione.

Da questo punto di vista fare l’Olimpiade in casa a Roma sarebbe stato un incentivo? E cosa ne pensi della non candidatura a questo punto per i Giochi del 2024?

Non so se vederla come una sconfitta o una vittoria.
Da romana ti dico che gli impianti sono quelli, a livello logistico a Rio per allenarci dovevamo spostarci dal villaggio per quasi un’ora di viaggio ed era pesante. Il formato del torneo lo conosciamo, sappiamo quante squadre vanno e quante piscine servono per allenamenti e partite. Roma 1960 aveva il villaggio proprio al centro, oltre il Tevere zona Olimpico, Foro Italico e piscine, la Roma attuale che comunque si sta espandendo molto, pensa poi fra 8 anni, vedrà sicuramente un villaggio olimpico in periferia e che tempi ci sarebbero di spostamento?
Sconfitta perché essendo romana l’Olimpiade in casa significava qualificazione sicura, magari non per me tra 8 anni, ma per la Nazionale era una partecipazione certa. Avrebbe aiutato tutto il movimento, che comunque essendo noi un paese piccolo considera tra Olimpiade e Paralimpiade abbiamo portato un sacco di medaglie a casa.

Ultima domanda secca, qual è la tua medaglia italiana preferita, anche se immagino già quale possa essere la risposta, e quale invece quella “straniera”?

Fammi pensare…medaglia straniera, bella domanda. Italiana la mia sicuramente. Quella straniera non la so, in questo momento ho un po’ il vuoto, penso magari a chi mi ha impressionato, o emozionato di più, vincendo una medaglia a sorpresa.

Grazie Federica per la disponibilità, ti faccio un grande in bocca al lupo per il futuro.

Grazie mille a te.

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Simone Milioti

Simone Milioti

Vivo a Roma, ma sono nato in provincia di Messina dove ho concluso i miei studi nell'ambito della comunicazione. Il mio primo amore è stato Roger Federer, da lì in poi la mia passione si è allargata al ciclismo grazie al mio concittadino Vincenzo Nibali e ad altri sport. Le Olimpiadi per me sono un'orgia sportiva. Oltre a scrivere e dirigere LoSportOnline ho anche partecipato alla fondazione di Blog34 (piazza virtuale studentesca di Messina, di cui vado molto fiero) e collaborato con OkCalciomercato, curando la rubrica "The Italian Job".

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