Quintana dopo la Vuelta manca solo il Tour

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Nairo Quintana dopo il Giro d’Italia, scrive il suo nome sull’albo d’Oro anche della Vuelta Espana e ora per conquistare la Tripla Corona, il Grande Slam del Ciclismo gli manca il Tour de France, la sua ossessione.

Il capitano Movistar per una volta, ed è la prima volta che gli capita è riuscito a sconfiggere Chris Froome in un grande Giro sua autentica bestia nera nelle corse a tappe.

Lo scalatore colombiano 26enne ha vinto in un certo senso la Vuelta nel terreno a lui meno congeniale attaccando in discesa assieme a Contador sorprendendo il Team Sky e soprattutto il suo capitano, Chris Froome suo avversario più agguerrito

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In salita infatti il rendimento è stato più o meno simile e solo il vantaggio ottenuto nella famosa tappa di Sallent de Gallego dove più di metà gruppo è andato fuori tempo massimo a permesso a Quintana di poter amministrare il margine in vista della temuta cronometro del penultimo giorno.

La meritata vittoria è giunta al termine di tre splendide settimane di battaglia agonistica senza esclusione di colpi nelle quali il colombiano, grazie anche alla Movistar, ha dimostrato anche di avere quel coraggio di attaccare che troppo spesso nel recente passato aveva parzialmente nascosto e la cui mancanza gli ha negato la possibilità di competere fino alla fine per vincere il Tour 2015 .

Per Nairo dunque è stata la seconda grande vittoria in una grande corsa a tappe dopo  il Giro d’Italia 2014. A 26 anni ha ancora parecchio tempo davanti a sè per completare la tripletta dei grandi giri e all’orizzonte i 5 anni di vantaggio rispetto a Vincenzo Nibali e Chris Froome lo dovrebbero avvantaggiare in prospettiva. La speranza è che per il futuro uno dei suoi avversari più forti sia Fabio Aru suo coetaneo al quale in maniera  abbastanza inspiegabile l’Astana quest’anno ha negato la possibilità di difendere il titolo conquistato a Madrid nel 2015.

Tornando all’edizione 2016, Quintana ha preso la maglia roja in cima ai Lagos de Covadonga al decimo giorno al termine della tappa che lo ha visto trionfare davanti a Gesink e Chris Froome.

Da quel momento in poi ha incrementato il vantaggio sui più immediati inseguitori nella generale sfruttando il famoso attacco di Sallent de Gallego per poi difendersi nella cronometro finale. Esercizio ancora a lui abbastanza scomodo rispetto agli specialisti anche se meno ostico rispetto al passato.

La vittoria del colombiano messo in secondo piano l’ottima prestazione di Chris Froome che al netto delle sue ingenuità tattiche, nonostante il suo picco di forma fosse un lontano ricordo e nonostante si fosse presentato alla vigilia con una squadra molto meno forte rispetto al Tour de France, ha dimostrato che con una preparazione adeguata la doppietta Tour-Vuelta sarebbe meno complicata di quella Giro-Tour.

Il fatto che Froome senza essere al 100% ha tenuto in bilico il risultato fino alla fine deve suonare come un piccolo campanello di allarme per Quintana soprattutto in vista del Tour del prossimo anno. Se lo vorrà vincere dovrà crescere molto e probabilmente dovrà anche rivedere i programmi di avvicinamento alla Grand Boucle. Pur senza apparire in forma strepitosa sembra che il colombiano sia stato più in forze in Spagna che al Tour de France, teorico obiettivo principale stagionale, dove ha pagato anche il peso del pronostico. Sembra questo essere senza dubbio un suo difetto. Quando corre senza pressioni da’ il meglio di se’ stesso.

Molto probabilmente il colombiano lascerà ad Alejandro Valverde l’onere/onore in casa Movistar di battagliare sulle nostre strade l’anno venturo e presumibilmente  sarà così fino a quando, speriamo presto per lui, vincerà la sua ossessione, il Tour de France.  Sono anni ormai che nessun corridore si azzarda solo a pensare di vincere o perlomeno essere competitivo ai massimi livelli nelle due più importanti corse a tappe ciclistiche dell’anno. L’ultimo, nell’anno di grazia 1998 non appartiene purtroppo più a questo mondo.

marco-pantani

 

 

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