Serena e la maledizione del 22

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Tra le delusioni, contando le dovute proporzioni, dello Slam parigino appena concluso è compreso anche l’ennesimo mancato aggancio di Serena Williams ai 22 Slam di Steffi Graf, con la numero 1 al mondo sconfitta, anche abbastanza nettamente, da Garbine Muguruza in finale. Questa sconfitta dell’americana è l’ennesimo campanellino d’allarme che suona in lei ma anche nel mondo WTA, che negli ultimi tre Slam conta tre “nuove” entry nell’olimpo delle vincitrici dei Major: prima di Muguruza ne hanno approfittato Flavia Pennetta e Angelique Kerber.

Campanellino d’allarme perchè questo testimonia come nel mondo Wta, ad eccezione appunto di Serena, manca di una dominatrice piuttosto che di tenniste che sanno mantenersi ad altissimi livelli: insomma in parole povere di campionesse, soprattutto con il caso Sharapova e i problemi fisici di Azarenka. E se ci aggiungiamo le difficoltà di Serena, rischiamo di avere un clamoroso buco, con un alternarsi di regine e giocatrici impensabili fino a qualche anno fa che vincono Slam. Un po’ come se nel maschile troviamo improvvisamente un Berdych, un Gasquet vincere uno Slam. Non dico che non è accettabile, ma uno sport individuale ha sempre le sue vere campionesse, cosa che tutt’ora manca se leviamo Serena.

Ma in particolare che è successo all’americana? Lo scorso anno era a due match e tre set dal leggendario Grande Slam e ora non riesce più a vincerne uno contro avversarie non insormontabili? Intanto va detto che Serena va per i 35 anni, e nonostante tutto è ancora la numero 1 del mondo e viaggia spedita verso le finali Slam e vittorie di tornei come Roma. Ma pare si alleggi su lì lei lo spettro di Steffi Graf, che la precede di un solo Slam nell’album dei record. Sicuramente ha influito psicologicamente il Grande Slam mancato lo scorso anno, con la sconfitta leggendaria patita da Roberta Vinci, che potrebbe aver cambiato un’era tennistica: ora nessuno ha paura di Serena, con lei che soffre psicologicamente questa botta. In fondo si è dannata l’anima, ha combattuto contro questa pressione del Grande Slam, è arrivata a tre set dalla leggenda con davanti a se le nostre Vinci e Pennetta, non proprio Henin e Clijsters, e vedere sfumare tutto deve essere stato molto difficile da recuperare. Eppure, dopo mesi di pausa, Serena è tornata in Australia, ha randellato le avversarie come è solito fare fino alla finale dove ancora la paura, la pressione si è abbattuta sull’americana, con Kerber probabilmente travestita in Steffi Graf che alla prima finale Slam è come se ne avesse fatte una ventina. Lo stesso discorso vale per Parigi, con un percorso non insormontabile, seppur condizionato dal meteo, ma in finale ha subito il gioco di Garbine Muguruza, che sembrava una veterana seppur alla seconda finale Slam della carriera. Che sicuramente avranno preso spunto da Roberta Vinci che a New York ha giocato senza paura, alla sua prima semifinale Slam, portando a casa l’impresa epica. Per questo tale partita potrebbe aver cambiato il mondo Wta, oltre che la testa di Serena. E il fisico ne risente eccome, dato che è la testa a comandare tutto, con Serena che ha perso parecchie certezze e non incute più paura alle avversarie con la sua potenza e stazza fisica.

Probabilmente in Serena si sta abbattendo la maledizione del 22, ossia degli Slam della leggendaria Graf. E lei soffre la pressione emotiva nel raggiungere questi grandi traguardi, soprattutto a 35 anni e con molte giovani più fresche e alla ribalta. Anche perchè, come molte hanno ammesso, la sconfitta di Serena patita dalla Vinci, con il conseguente Slam a Pennetta, ha ridato coraggio a molte tenniste, infatti ora nessuna ha paura di lei. Oltre al fatto che tale sconfitta ha fatto crollare il castello di carte che tanto lei aveva costruito a fatica, e che quindi moralmente, al pensiero, si sentirà a pezzi. In fondo non è facile reagire a un simile evento. Ma non diamola per finita perchè nonostante tutto le finali Slam le conquista con relativa facilità e vince tornei come a Roma. E in classifica è ancora lei in cima. Ma se non combatte questa maledizione del 22, si rischia che questa pressione e questa ansia esploda e che dia i saluti perchè per una persona così emotiva non riuscirebbe a vivere con questo fardello, e per il mondo Wta adesso sarebbe un dramma.

Se nella sconfitta australiana sorrideva come se fosse contenta di aver perso (probabilmente per aver tolto la pressione del Grande Slam), meno contenta era a Parigi, e questo non è un buon segnale per lei. Tra qualche settimana è il turno di Wimbledon, sulla carta lo Slam più congeniale alla Williams e l’ultimo Slam dove detiene il titolo, ma ciò non può che far aumentare la pressione e lei dovrà combattere parecchio con ciò. E con la maledizione del 22. Dovrà giocare più Serena e più sciolta di testa, come se non avesse nulla da perdere, togliendo la Graf dai pensieri. Un caso simile è quello di Djokovic, che da anni combatteva questa maledizione di Parigi, con sconfitte brucianti contro Nadal piuttosto che contro Federer (su terra) e Wawrinka: ma alla fine ce l’ha fatta. Sarà difficile per una come Serena, ma per raggiungere tale traguardo non esisterebbe altra soluzione, tanto all’alba dei 35 anni non ha più nulla da dimostrare al tennis, perchè è già leggenda.

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Giacomo Cormio

Sono nato e vivo a Milano, sono laureato in Scienze statistiche ed Economiche, passione legata allo sport. Infatti sono appassionato di Ciclismo, Calcio, Tennis, Basket e Motori soprattutto. I miei punti di riferimento sono coloro che mi hanno fatto avvicinare molto a questi sport: Nibali, Shevchenko, Federer, Bryant e Schumacher. E mi piace usare queste passioni scrivendo articoli.

Un pensiero riguardo “Serena e la maledizione del 22

  • Simone Milioti
    8 giugno 2016 in 14:03
    Permalink

    Vedrai che Wimbledon lo vince perché avrà si pressione ma è come fosse casa sua.

    Risposta

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