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Milano-Sanremo la classica più indecifrabile

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Sabato 19 marzo, San Giuseppe, il giorno della festa del papà si terrà l’edizione numero 107 della “Classicissima” o “Classica di Primavera”. Fino all’abrogazione di tale festività, dal 1937 in poi la Sanremo si correva proprio in questo giorno, dopodiché si è sempre cercato di gareggiare il sabato più vicino al 19 marzo fino al 2012. Dopo le ultime tre edizioni corse la domenica, da quest’anno la classica più lunga tornerà a disputarsi di sabato.

Come da tradizione la Milano-Sanremo aprirà il calendario delle classiche che si chiuderà come di consueto con la Liegi-Bastogne-Liegi “la Doyenne”.

La gara che partirà dal capoluogo lombardo ha sicuramente nella lunghezza e nella sua collocazione nel calendario due fattori che la rendono molto più complicata di quanto l’altimetria faccia presagire. I suoi 290 km abbondanti obbligano i corridori, alcuni dei quali probabilmente non al 100% della forma a rimanere in bicicletta per 7 ore a inizio stagione. In più le poche asperità presenti sono, a parte il Turchino a metà gara, tutte negli ultimi 50 kilometri con i Capi, la Cipressa le Manie e il Poggio quando l’acido lattico la fa già da padrone. Tutti questi elementi rendono sempre abbastanza complicato il pronostico. Gli scalatori non hanno pendenze sulle quali fare le differenze, i velocisti puri soffrono troppo gli strappi della Cipressa e del Poggio.  Molto in genere dipende anche dal clima. Siamo proprio all’inizio della primavera e il vento sulla Riviera Ligure è sempre presente e a volte il maltempo è in agguato, come nel 2013 quando l’edizione fu addirittura accompagnata dalla neve.

L’albo d’oro della Milano-Sanremo parla almeno per la metà italiano. Sono state ben 50 le vittorie azzurre anche se per risalire all’ultimo successo bisogna indietreggiare di una decina d’anni orsono quando Pippo Pozzato salì sul gradino più alto di un podio interamente azzurro completato da Petacchi e Paolini.

Da quel momento purtroppo, anche in concomitanza con la crisi di vocazione per le classiche da parte degli atleti italiani abbiamo raccolto solo un secondo posto sempre con Pozzato nel 2008 dietro ad uno scatenato Cancellara e due terzi posti con Petacchi nel 2010 e Vincenzo Nibali nel 2012.

In questo ultimo decennio da segnalare la doppietta di Freire uno dei più furbi corridori moderni nel 2007 e 2010 e la vittoria di Cancellara nel 2008. Proprio lo svizzero è stato il vero protagonista negli ultimi anni con 5 podi nelle ultime 8 edizioni.

Ad oggi Spartacus è anche l’ultimo corridore che è riuscito ad arrivare da solo a braccia alzate in Via Roma. Da quel momento in poi c’è sempre stata una volata più o meno affollata.

Non sarà al via quest’anno il vincitore 2015 il tedesco Degenkolb fermo per infortunio.

Recordman della corsa non può essere altro che Eddy Merckx che trionfò in Riviera per 7 volte. L’ultima volta nel 1976.

Il percorso è stato più o meno lo stesso fin dalle origini.  I punti chiave sono sempre stati essenzialmente due. Il Passo del Turchino specialmente nei primi anni quando il ciclismo andava ancora avanti a pane e salame, e il Poggio, la terrazza di Sanremo.

Questo piccolo strappo percorso per la prima volta nel 1960 è una salita lunga poco più di 4 Km con una pendenza media attorno al 3,5%. Niente di eccezionale come salita se tolta da questo contesto, ma arrivando dopo 290 kilometri e a due passi dall’arrivo, spesso è stata decisiva. A volte più la picchiata verso Sanremo che la salita.

Molto emozionante ad esempio fu la rimonta di Sean Kelly che raggiunse Moreno Argentin nel 1982 e lo battè in volata, dopo che l’atleta di San Dona’ di Piave era transitato da solo in cima.

Dopo anni di dominio straniero e di gare in genere abbastanza noiose speriamo nello spettacolo e finalmente in una vittoria azzurra, anche se per questo tipo di gare in genere ultimamente non siamo molto attrezzati. I favoriti sono i passisti veloci come hanno dimostrato le ultime edizioni.

Chissà che Vincenzo Nibali non si inventi qualche numero dei suoi stile Lombardia. Il ciclismo italiano ne avrebbe proprio bisogno e lui ha dimostrato di digerire bene le lunghe distanze e il percorso della Classica di Primavera. Il digiuno comincia ad essere troppo lungo.

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